7 Novembre 2004 - 35a edizione della Maratona di New York

Gianni Pavon
Alla 35° edizione della maratona di New York ha partecipato anche il bordanese Gianni Pavon ottenendo un'ottimo risultato. Il percorso, di circa 42Km, ha visto partecipare qualcosa come 40 000 persone le quali hanno attraversato i cinque distretti di Manhattan.
Ma lo sapete che la maratona più amata degli italiani si corre a New York? Domenica 7 novembre 2004, alle 11 del mattino, una salva di cannone ha dato il via alla 35a edizione della Maratona di New York, una gara unica, amata e sognata dai maratoneti di tutto il mondo, una gara spettacolare, un traguardo che, quando lo hai tagliato, ti può anche cambiare la vita. E' quello che accade ogni anno a centinaia di sconosciuti, che vedono quel traguardo in Central Park come una sfida con sè stessi. E quel traguardo, alla fine della linea blu lunga 42 km e 195 metri che dal Queensborough Bridge attraversa i cinque quartieri di Manhattan, non delude mai nessuno. Non a caso, la Maratona di New York, rispetto alle altre maratone, conta una bassissima percentuale di ritirati. Quasi tutti ce la fanno, un po' grazie al tempo limite elevato (8 ore rispetto alle 5/6 della maggior parte delle maratone) ma soprattutto grazie al tifo e all'entusiasmo dei 2 milioni di persone che assistono alla gara lungo tutto il percorso. La prima edizione della maratona di New York risale al 1970. Ideatore, il mitico Fred Lebow. A quel tempo, e per altre 5 edizioni, la Maratona si correva tutta all'interno di Central Park. Poi, dal 1977, divenne la Maratona della Città di New York, con un percorso che da Staten Island attraversa Queens, Bronx, Brookleen e Manhattan. La storia degli italiani a New York comincia qualche anno più tardi, quando nel 1981, Antonio Baldisserotto, titolare della Agenzia Viaggi Terramia, decide di tentare con una manciata di facinorosi, l'avventura americana. Da allora, ogni anno, centinaia di maratoneti italiani sorvolano l'Atlantico per correre a New York. La maratona di NY sta diventando ogni anno di più un vero e proprio fenomeno di costume. Patrizio Roversi, Maria Teresa Ruta, Gianni Morandi, Riccardo Fogli, il popolare Dee-Jay Linus. Sono tanti i personaggi più o meno noti che, almeno una volta nella vita, hanno voluto provare questa indimenticabile esperienza. In un mondo dove i divertimenti, le sensazioni, le amicizie diventano spesso un qualcosa di artificioso, di virtuale, di difficile da sperimentare, una corsa faticosa in calzoncini è capace, incredibilmente, di regalare emozioni autentiche, forti, davvero indimenticabili.
Giornata di preparativi in vista del grande giorno: Pettorali ritirati, sveglia puntata, completino da gara pronto sulla poltrona. E siccome fa freddo, e per domani si prevede una temperatura tra i 3° e i 7°, pronta anche felpa e k-way. Di buon mattino c'è il ritrovo al palazzo dell'ONU per il tradizionale Friendship Run, la "Corsa dell'Amicizia" riservata agli stranieri. Con bandiera e felpa bianca rossa e verde la squadra italiana è ben riconoscibile. Dopo il discorso di benvenuto, si parte direzione Central Park. Le strade sono chiuse al traffico, i maratoneti corrono senza fretta reggendo le bandiere del proprio paese. L'aria è pungente! A meno di 24 ore dalla partenza della maratona, i giochi sono fatti. E non c'è nessuna formula magica da imparare, bisogna correre, e vedersela con sé stessi. La maratona è un mondo unico. L'unico evento al mondo in cui partecipano tutti, e dove non ci sono differenze tra campioni e gente comune, tra ricchi e poveri, tra giovani e vecchi. Ognuno con le sue motivazioni, mille diverse, ognuno con le sue sensazioni e il suo coraggio. Chiunque la può correre, e la gara è sempre la stessa. Ci sono 200 milioni di persone che corrono nel mondo, ma ogni anno il numero si alza. Il Queensboro Bridge è il punto più duro, la stanchezza si fa sentire e sul ponte non c'è nessuno a incitarti. Qui comincia la vera sfida. Poi quando scendi tutti ti applaudono, si sgolano, ti ridanno energia. E bisogna stare attenti a non accellerare troppo, la strada è ancora lunga.
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