>> SEZIONE SPECIALE <<
trentennale del sisma in Friuli
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Messaggero Veneto del 7 Maggio 1976
Il Friuli colpito dal disastro già al lavoro per ricostruire. Leone commosso e turbato tra la nostra gente.

I morti accertati 584, i feriti 986, ma quanti sono ancora sotto le macerie? Imponente l'opera dei militari per i soccorsi, solidarietà nazionale e di oltre confine. Il terremoto ha sconvolto e distrutto i paesi, ma non ha abbattuto i friulani. C'è un'atavica abitudine alla sciagura, all'ineluttabile, alla calamità che non si può evitare, soltanto sopportare e vincere con la volontà di fare, di rifare. Una regione che ha subito in media ogni cinquant'anni un'invasione, che ha sempre dovuto rimettere le semine, ricostruire le case, ripopolare le campagne, che ha sofferto Attila e i turchi, i barbari antichi e quelli più moderni; un popolo che è andato a lavorare per il mondo dalla transiberiana ai grattacieli di Nuova York, che ha rimandato al paese il frutto dei suoi risparmi; un mondo così, per tanti aspetti unico ed esemplare, non poteva avvilirsi di fronte alla catastrofe che l'altra sera, alle 21, ha bombardato con un sisma senza così esattamente uguali e sanguinosi precedenti storici, la fascia pedemontana e ha scosso Udine, più profondamente di quel che appare, distruggendo molti centri, uccidendo a tavola intere famiglie serene - quest'era un'isola felice in una nazione inquieta - inducendo a sfollare una moltitudine sorpresa, ma non atterrita, prudente, non arresa.

nel grafico l'andamento del terremoto del 6 maggio '76


...un'immagine dei friulani - Quel che ha colpito di più i numerosi osservatori nazionali e stranieri che sono accorsi in Friuli sono state la dignità, la virilità del comportamento di tutti, anche di chi ha sofferto la perdita di un familiare o della casa faticosamente costruita. Hanno visto che, senza lacrime - perchè il dolore non è da mostrare, va tenuto dentro, conservato nell'intimo -, tutti lavoravano a cercare i sepolti sotto le macerie e altri già a rimettere a posto le strade, le tegole, a spazzare i calcinacci. Spiace dirlo, ma questa immane disgrazia ha dato il Friuli l'occasione, certamente terribile, di dare un altro esempio. Non potranno qui ripetersi gli episodi che sono avvenuti altrove quando si è trattato di calamità nazionali. Nè sfruttamento nè speculazione, di qualsiasi genere e da qualunque fonte provengano, possono trovare un minimo di accoglienza in questa terra.
Altrove si piange, ci si preoccupa e si fanno gesti generosi, ma anche retorici. Qui si lavora.


Sull'Averno del San Simeone dopo quella notte - "chi non ci sale da vivo, ci sale da morto". Così dicono gli anziani di bordano del San Simeone, il monte che incombe con la sua mole di 1500 metri. E' una delle tante leggende montane. Il San Simeone è raffigurato come una sorte di Averno nel quale si raccolgono le anime dei morti e il suo massiccio profilo fa spaventare i bambini della zona che mai accetterebbero di salirvi, anche per piccolo tratto. Questa volta, però, il monte - sia pure indirettamente - ha terrorizzato anche gli anziani; è stato l'epicentro di tutte le innumerevoliscosse sismiche che hanno causato scosse e rovine nel Friuli. Quando passo per Bordano, tutti stanno lavorando alacremente per abbattere le case pericolanti e sgomberare le macerie che ingombrano le strade.

 

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