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>> SEZIONE SPECIALE << trentennale del sisma in Friuli |
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two thousand Five Version |
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I morti accertati 584, i feriti 986, ma quanti sono ancora sotto le macerie? Imponente l'opera dei militari per i soccorsi, solidarietà nazionale e di oltre confine. Il terremoto ha sconvolto e distrutto i paesi, ma non ha abbattuto i friulani. C'è un'atavica abitudine alla sciagura, all'ineluttabile, alla calamità che non si può evitare, soltanto sopportare e vincere con la volontà di fare, di rifare. Una regione che ha subito in media ogni cinquant'anni un'invasione, che ha sempre dovuto rimettere le semine, ricostruire le case, ripopolare le campagne, che ha sofferto Attila e i turchi, i barbari antichi e quelli più moderni; un popolo che è andato a lavorare per il mondo dalla transiberiana ai grattacieli di Nuova York, che ha rimandato al paese il frutto dei suoi risparmi; un mondo così, per tanti aspetti unico ed esemplare, non poteva avvilirsi di fronte alla catastrofe che l'altra sera, alle 21, ha bombardato con un sisma senza così esattamente uguali e sanguinosi precedenti storici, la fascia pedemontana e ha scosso Udine, più profondamente di quel che appare, distruggendo molti centri, uccidendo a tavola intere famiglie serene - quest'era un'isola felice in una nazione inquieta - inducendo a sfollare una moltitudine sorpresa, ma non atterrita, prudente, non arresa. |
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