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tradizioni - l'albero di natale "dal pulpit"


Pubblichiamo per intero l'interessante documentazione ricevuta da un nostro affezionato lettore, Anselmo Picco, sulla storia dell'albero che viene allestito di anno in anno sul Pulpit

L'idea di fare un albero di Natele risale a molti anni fa, precisamente al 1951 per opera di Adelchi. Adelchi ha sempre tenuto molto a fare queste cose, infatti nel '51 ha realizzato, in Vieres, una croce che, illuminata durante la Settimana Santa, creava un'atmosfera particolare. Tale croce era stata costruita con delle tavole di legno, fissata nel terreno e ancorata sugli alberi circostanti. Col passare degli anni è marcita ed è stata sostituita da un'altra fatta con dei tavoloni comperati a Gemona, a proprie spese (13.500 lire nel 66 ).Questa croce è stata realizzata e ricollocata sul posto da Adelchi  Bressan e da Ennio Bressan (il padre di Walter e Wilmer). Durante le feste di Natale la croce veniva trasformata in abete natalizio mettendo dei fili di lampadine attaccate alla sommità per poi formare un grande triangolo isoscele coi due angoli alla base. Trascorsi molti anni, dopo il terremoto, l'iniziativa è rinata partendo sempre dallo stesso promotore e coinvolgendo nuove leve nel paese. Eugenio Svualdut si è unito al gruppo dando un grosso contributo all'iniziativa. Quell'anno l'albero è stato fatto "Sore il Clap" ma la visibilità era scarsa e, rivolgendosi ai realizzatori, il giudizio di Tin di Mie di Cùr è stato lapidario: "Anzichè illuminare un albero di Natale avete illuminato un cespuglio". Sentendo questi giudizi scherzosi, gli organizzatori hanno deciso di fare il "grande passo" e arrivare sul pulpit. A questo punto ricordo bene anche io le difficoltà incontrate. Al gruppo si sono aggiunte nuove persone. Costantino di Clemente ha reperito il palo presso la ditta Coletto, impresa trevigiana che faceva la manutenzione della strada di Pioverno e del S.Simeone. Col trattore di Don Paolo, guidato da Roberto da Pitine, sul quale eravamo 5 o 6 di noi, siamo arrivari sul Pulpit. Avevamo caricato cemento e ghiaia per preparare il basamento che consisteva nel sistemare un tubo di cemento ben ancorato nel quale inserirvi, in seguito, il tubo di ferro che avrebbe dovuto sostenere i fili con le lampadine. Per innalzare il tubo di ferro e infilarlo in quello di cemento è stato chiesto l'intervento di un mezzo meccanico disponibile sul luogo, appartenente sempre alla ditta Coletto. Mi ha raccontato, sempre Adelchi, che una parte del cavo (280 metri) utilizzato per l'albero di Natale è stato recuperato da lui, con l'aiuto del suo amico Diego, a stazione della Carnia. Era un cavo abbandonato dei tedeschi in ritirata che serviva loro durante la guerra, per le comunicazioni telefoniche. Il resto del cavo occorso è stato portato a Bordano durante l'emergenza del terremoto e conservato da Eugenio Svualdut. Altra cosa realizzata, sempre da Adelchi, sul Pulpit è la sistemazione di un crocifissi in ferro o ghisa. La storia di questo crocefisso è un po' particolare. Mi ha raccontato che fin da piccolo aveva visto nel cimitero di Bordano questa croce e sotto di essa vi era una sepoltura senza nome , senza fiori o lumini, chissà chi era sepolto sotto quel cumulo di terra e da quanto tempo era morto. Dopo parecchi anni, questa croce è stata tolta dai becchini e buttata nel riul. Da lì è stata raccolta da Adelchi, conservata e, a distanza di tanti anni, sistemata sul Pulpit. L'origine di questa croce è quello che vi ho appena raccontato, il simbolo che rappresenta per chiunque salga sul monte, deve rimanere quello di sempre e la funzione deve essere quella di proteggere. Qualcuno in seguito, non so chi, ha provveduto ad abbellire il Cristo con una nicchia di legno. Trovo positivo che la gente continui ad occuparsi di queste cose.